Building bridges across the Atlantic
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 Articles



Kräne statt Kontrollen, by Daniel Rackowski


Der Nahostkonflikt erregt bekanntlich die Gemüter wie kaum eine dauerhafte Auseinandersetzung in der jüngeren Geschichte der internationalen Politik - es sei denn, man ist israelischer oder palästinensischer Geschäftsmann. Gebetsmühlenartig weisen Händler, Entrepreneure und Unternehmer auf beiden Seiten seit Jahren mit Sachlichkeit und Nüchternheit darauf hin, dass man doch nur alles dafür tun solle, die wirtschaftlichen Beziehungen zwischen den Konfliktparteien zu verbessern, und zwar nicht nur des wirtschaftlichen Ertrages wegen.


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Cocktail of naivete, by Emanuele Ottolenghi


Two weeks ago, Jonathan Freedland suggested on this page that "maybe Israel just needs to acknowledge Palestinian pain" (September 18), encouraging Israel to undertake a gesture that "may just unblock a peace effort which desperately needs unblocking."..


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Points East & West: Beyond the Pale?, by Emanuele Ottolenghi


Does Europe have a problem with Israel? In a new book, A State Beyond the Pale (Weidenfeld & Nicolson), Robin Shepherd writes that Israel is being treated unfairly in the quantity and quality of attention it receives in Western Europe. Shepherd does not focus on all criticism of Israel — only the steady slide towards demonisation and the occasional use of old anti-Semitic tropes.


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L'Iran fa sul serio, Obama no, by Emanuele Ottolenghi


L'annuncio dell’esistenza di un’istallazione clandestina per l’arricchimento dell’uranio vicino a Qom, la città santa iraniana, rafforza i sospetti della comunità internazionale. L’Iran ha violato ancora una volta i suoi impegni di firmatario del trattato di non proliferazione per non aver dichiarato tempestivamente all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica l’esistenza e la natura dell’istallazione...


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Points East and West: Ticking Time Bomb, by Emanuele Ottolenghi


How soon will Iran get a nuclear bomb? And what should the West do to prevent this scenario?

Before the US National Intelligence Agency published, in December 2007, its findings on Tehran's nuclear programme (NIE), few doubted that the Bush administration would eventually attack Iran's facilities. After all, several senior officials in the administration had explicitly repeated that "no option was off the table". Although they were sceptical of the diplomatic effort led by France, Germany and Britain to negotiate a deal with Tehran, they had given their support to a set of measures offered to Iran in June 2006 by the international community in exchange for a deal, only to see it rebuffed. An International Atomic Energy Agency report published in late November 2007 was extremely negative, so it was safe to assume that a showdown with the US was looming.
 


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Iran, il canto del cigno dell'ambiguo el Baradei, by Emanuele Ottolenghi


Nel corso dei dodici anni trascorsi alla guida dell’Agenzia Atomica, il direttore generale Mohamed elBaradei non e’ stato sempre efficace nell’adempimento del suo compito-cioe’ impedire la la proliferazione necleare. A parte la sua determinata opposizione alla guerra in Iraq-che per altro non fu mai scalfita dal record di Saddam Hussein in tema di armi di distruzioni di massa e inganni agli ispettori dell’AIEA- ci fu l’imbarazzante caso della Libia nel 2003. Il dittatore libico, si sa, aveva un programma nucleare molto avanzato, ma convinto da un misto di minacce e offerte da americani e inglesi decise di liberarsene. Eppoi ci sono i tre dossier aperti di Iran, Nord Corea e Siria, che elBaradei lascia al suo successore, l’attuale ambasciatore giapponese all’AIEA Yukiya Amano. Sull’Iran in particolare, elBaradei, negli ultimi anni, si e’ spesso comportato piu’ come se il suo compito fosse impedire una nuova guerra nel Golfo Persico piuttosto che impedire all’Iran di violare i solenni impegni contratti della Repubblica Islamica secondo il Trattato di Non Proliferazione.



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Obama is in trouble, by Emanuele Ottolenghi


President Obama’s Middle East policy looks to be in trouble...

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Biden did not give Israel a ‘green light’ to bomb Iran, by Emanuele Ottolenghi


What should be made of US Vice President Joe Biden’s recent comments on a possible Israeli military strike against Iran?

Mr Biden was interviewed on This Week, ABC’s Sunday morning show. He said that “Israel can determine for itself — it’s a sovereign nation — what’s in their interest and what they decide to do relative to Iran and anyone else.” Most commentators seem to think Biden was offering Israel a green light to attack. He continued to say that Israel is “entitled to do that. Any sovereign nation is entitled to do that.”


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Ma quale dialogo coi golpisti iraniani?, by Emanuele Ottolenghi


Il putsch effettuato dal Leader Supremo dell’Iran Ali Khamenei e il suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad, ha messo a nudo due dinamiche parallele all’interno della Repubblica Islamica. La prima, in corso da più di dieci anni, è la competizione tra le diverse anime del regime – una conservatrice e rivoluzionaria e l’altra riformista. In questo gioco si sono inseriti i guardiani della rivoluzione, i pasdaran, che hanno suggellato il colpo di stato con la forza.


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Stop Iran or it'll be too late, by Emanuele Ottolenghi


WHETHER Iran's turmoil ends up like the Prague Spring or the Velvet Revolution remains to be seen. But when all is said and done, Iran's nuclear program will still be there. If, as one can anticipate, Iran's regime moves in to repress popular dissent and impose its iron fist on its restive population, it will be hard for the international community to engage the rulers of Iran as if nothing happened...


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Now Iran will get more aggressive abroad, by Emanuele Ottolenghi


Iran’s regime has chosen to shamelessly fix the elections. One can only wish Iran’s protesters well, but a regime that went out of its way to rig an election will be ruthless in the way it defends its result. So what comes after the crackdown?


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Obama non cambia l’Iran, by Emanuele Ottolenghi


Non era così imprevedibile che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, emergesse il vincitore delle elezioni presidenziali. Il che non significa che abbia vinto. Il regime ha permesso solo una volta la vittoria di un candidato riformista - nel 1997, in un momento politico incerto in cui il Leader Supremo non aveva ancora consolidato completamente il suo potere e lo scarto tra il candidato vincente, Mohammad Khatami e i suoi sfidanti era tale da esser difficile da coprire con brogli elettorali. Venerdì le cose sono andate diversamente - e anche se lo sfidante Mir Hoseein Mousavi avesse ottenuto un risultato più dignitoso di quanto suggeriscono i risultati ufficiali, il regime ha provveduto a garantire la vittoria di Ahmadinejad.


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A new Yalta, by Emanuele Ottolenghi


In his bid for re-election, Iran's President Mahmoud Ahmadinejad announced that Iran is a nuclear power, ready (and entitled) to take an active role in running the world. Whether he will be re-elected today remains to be seen, but Iran's nuclear ambitions preceded Ahmadinejad and will undoubtedly continue with his successors.


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Non fatevi troppe illusioni su Mousavi, by Emanuele Ottolenghi


Oggi l’elettorato iraniano sceglierà un nuovo presidente per i prossimi quattro anni. Quattro i contendenti: il presidente in carica, Mahmoud Ahmadinejad; l’ex primo ministro iraniano durante la guerra contro l’Iraq (1980-1988) Mir Hossein Mousavi; l’ex presidente del parlamento iraniano, Mehdi Kerroubi; e l’ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohsen Rezaee. I candidati sono sopravvissuti al processo di verifica delle credenziali rivoluzionarie di 475 candidati, effettuato dal consiglio dei guardiani della rivoluzione, l’organo rivoluzionario della Repubblica Islamica incaricato di proteggere l’ortodossia politica del regime.


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Ma è difficile la strada per convincere Israele, by Emanuele Ottolenghi


embra incredibile ma è vero. Non sono passati nemmeno otto anni da quando, l’11 settembre 2001, quindici cittadini sauditi e quattro egiziani dirottarono quattro aerei di linea seminando morte e distruzione a Washington e New York. E ieri, dopo una visita in Arabia Saudita, un presidente americano ha pronunciato al Cairo un messaggio di riconciliazione tra l’America e il mondo musulmano. Alla retorica presidenziale in tema siamo già abituati.


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A perfect storm, by Emanuele Ottolenghi


The most liberal US President since John F. Kennedy has taken office with plans to revamp his country's Middle East policy, placing peace, Palestinian statehood and engagement with Iran high on his agenda. In comes Israel's new Prime Minister, Binyamin Netanyahu, a man known for his aversion to Palestinian statehood. Is this not the perfect storm?


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Cinque quesiti su una questione nata male, by Emanuele Ottolenghi


Gentile ministro Frattini, ci permettiamo di scriverle una lettera aperta perché siamo un po' perplessi riguardo al suo frettoloso annuncio di partire per Teheran in visita ufficiale e all'altrettanta frettolosa decisione di cancellare il viaggio. Abbiamo dei quesiti da sottoporle, sperando che possano servire in futuro se si ripresentasse l'occasione di una visita in Iran...

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The high price of deterring Iran, by Emanuele Ottolenghi





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La timida apertura in Iran e' una vecchia bufala, by Emanuele Ottolenghi


Ci risiamo. Ogni volta che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad parla alla stampa occidentale qualcuno ci casca. Lunedì è stato il caso del quotidiano torinese La Stampa, che raccontando un'intervista di Ahmadinejad al network americano Abc, postulava una svolta moderata del personaggio sull'argomento "due stati per due popoli" nel conflitto arabo-israeliano...

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No discounts for Iran, by Emanuele Ottolenghi


As the Obama administration prepares to enter negotiations with Iran, in the established "P5+1" framework (the UN Security Council's permanent members plus Germany), reports indicate it may not demand that Iran first suspend uranium enrichment. This would be a major shift in U.S. and Western policy. And also a mistake. The way to address Iran's noncompliance with the Nuclear Non-proliferation Treaty is by increasing its cost, not by dropping demands.


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Mitchell prepara la bufera su Israele, by Emanuele Ottolenghi


Dopo una serie di fermate in capitali arabe, l’inviato speciale del presidente americano Barack Obama per il processo di pace in Medioriente, George Mitchell, arriverà oggi a Gerusalemme per la sua seconda visita in Israele e nei Territori palestinesi. La visita non promette nessuna grande svolta, ma dovrebbe servire a mettere a fuoco ulteriormente il futuro corso dei rapporti tra Israele e Stati Uniti. È evidente infatti che sui tre fronti più caldi per Israele - Iran, Siria e processo di pace - la nuova amministrazione Usa non è in sintonia con Gerusalemme: il potenziale di una piccola burrasca nei rapporti bilaterali è dunque alto...


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Iran: US isn't really going Mullah-light, by Emanuele Ottolenghi


The tight-lipped approach of the Obama presidency to policy on Iran took a characteristic turn of the spectacular when President Obama sent his carefully worded greetings of happy Nowruz — Iran’s new year — to the Iranian people and leaders.


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Life after the 'Game-Changer', by Emanuele Ottolenghi


What would the world look like under the shadow of an Iranian nuclear arsenal? Does Iran seek nuclear capability merely as an instrument of dissuasion against what it sees as powerful and threatening enemies? Or is the bomb an instrument to fulfil Iran's hegemonic ambitions in the Middle East? Can Iran be deterred much like the Soviet Union was? To understand Iran's goals, we must grasp the nature of Iran's regime...
 

 


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Obama gioca a scacchi con l’Iran, by Emanuele Ottolenghi


In attesa di illuminare la comunità diplomatica e il grande pubblico sulla natura della svolta politica americana sul dossier Iran - una svolta attesa entro l’inizio di aprile - il presidente americano Barack Obama ha fatto un inatteso gesto di apertura al pubblico e ai leader iraniani, trasmettendo un messaggio benaugurale per il capodanno persiano e la festa di Nowrooz celebrata ogni anno il 20 marzo in Iran.


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La scommessa di Bibi, by Emanuele Ottolenghi


Il primo ministro incaricato israeliano, Benyamin Netanyahu, ha formalizzato l’accordo di coalizione con il partito Israel Beteinu e il suo Avigdor Lieberman, che con tutta probabilità diventerà ora il nuovo ministro degli esteri. L’annuncio ha provocato costernazione nelle capitali europee e condanna in quelle arabe.


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