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 Articles



La scommessa di Bibi, by Emanuele Ottolenghi


Il primo ministro incaricato israeliano, Benyamin Netanyahu, ha formalizzato l’accordo di coalizione con il partito Israel Beteinu e il suo Avigdor Lieberman, che con tutta probabilità diventerà ora il nuovo ministro degli esteri. L’annuncio ha provocato costernazione nelle capitali europee e condanna in quelle arabe.


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Ora Israele può davvero colpire l’Iran, by Emanuele Ottolenghi


La piccola baruffa tra l’ammiraglio Mullen e il segretario alla difesa Usa, Robert Gates ha meno a che fare con i fatti del programma nucleare iraniano e più con i suoi significati. Infatti, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’Iran dispone di sufficiente uranio arricchito (1010 chili) da poter costruire una prima arma nucleare. Le divergenze d’opinione stanno sui tempi e sulla capacità scientifica e tecnologica di superare gli ostacoli che ancora separano Teheran dalla bomba.


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Analysis: The world is willfully blind to these crimes, by Emanuele Ottolenghi


For a brief time last week, UNRWA, the UN agency responsible for Palestinian refugees, had a “man bites dog” moment. UNRWA’s protest against Hamas’ looting of its warehouses — to supply Hamas’ own supporters or profiteer on the black market — was unprecedented, especially coming on the heels of another admission: that the terrible incident at the Al-Fakhura school near Jabaliya, on 6 January, had been misrepresented.


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O insieme o il caos, by Emanuele Ottolenghi


In attesa del risultato finale che deve ancora computare 150.000 voti di diplomatici e soldati - il cui valore, di sei seggi, potrebbe alterare il panorama emerso dal voto di martedì - le elezioni israeliane hanno prodotto un pareggio e una paralisi. Peccato, perché avrebbero potuto segnare un nuovo inizio.


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'It Really Doesn't Matter Who Wins Election', by Emanuele Ottolenghi


It is hard to blame Israelis for their collective yawn: next week's elections have not triggered enthusiasm among voters and - as has been the case in recent years - will probably not yield a decisive result.


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What's Best for Europe?, by Emanuele Ottolenghi


What was Europe's interest in Israel's military offensive against Hamas in the Gaza Strip? Working to halt Israel's military onslaught, thereby saving Hamas, or letting Israel achieve its goals at the cost of hundreds of lives? The former contradicts Europe's official position on Hamas - it is a proscribed terrorist organisation, whose al-Aqsa TV station was banned from France's main satellite carrier. The EU also accepts the Quartet's formula of no talks with Hamas until it renounces violence, recognises Israel and embraces the Oslo Accords as a basis for negotiations. A ceasefire that left Hamas standing would repudiate all of the above and overnight turn it into a player the international community could no longer ignore, let alone ostracise. But the latter approach would put Europe on the side of the media-designated aggressor, in a war depicted - no fact-checking needed - as one of the worst humanitarian crises of our times.


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Just a sideshow, by Emanuele Ottolenghi


When historians revisit Israel's Operation Cast Lead in a few decades, they will no doubt see it as a minor tiff between the warring sides in a broader conflict engulfing the region. Behind two familiar faces engaged in a vicious century-long fight that everyone knows how to solve and no one ever manages to fix, can be found Iran and its allies, on one side, and Iran's pro-Western foes, on the other.
 


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Doubt Cast on Hamas fatality numbers, by Emanuele Ottolenghi


There is every reason to doubt the figures given by Hamas for the number of dead and wounded in Gaza. In Jenin in 2002, Palestinian spokesmen gave staggering figures: first 3,000, then 500. A UN inquiry downsized this to 54 and confirmed that most were combatants...


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Pressure must be kept on Hamas, by Emanuele Ottolenghi


From the perspective of history, Operation Cast Lead no doubt will be seen as a minor tiff in the broader regional showdown pitching Iran and its ideological proxies against pro-Western governments. Presently, moved by images of human suffering, Western leaders and pundits mistook a sideshow for the real story...


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Ma la guerra nella Striscia non e' ancora finita, by Emanuele Ottolenghi


In prospettiva storica, tra qualche decennio l’Operazione Piombo Fuso appena terminata a Gaza sarà ricordata  dagli storici come una delle tante scaramuccie nel più grande conflitto regionale tra l’Iran e i suoi alleati contro i paesi filo-occidentali. E probabilmente si meraviglieranno, gli storici, nell’apprendere che la comunità internazionale (per non parlare d’Israele), aveva adottato in quel frangente un atteggiamento poco coerente con la logica della guerra e con precedenti recenti e passati di conflitti...


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The Guardian just loves self-hating Jews, by Emanuele Ottolenghi


Last Saturday, the Guardian published a letter that compared Israel to the Nazis; described the Palestinian Authority as “Palestinian Quislings”; called on Britain to recall its ambassador to Tel Aviv; and supported a boycott of Israeli goods...


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L’Opa di Teheran, by Emanuele Ottolenghi


La risoluzione Onu 1860 rimarrà lettera morta – Hamas ha già annunciato di rifiutare il cessate il fuoco, Israele non ha interesse ad accoglierlo se non esiste un meccanismo operativo efficace che prevenga il riarmo di Hamas per il futuro, la risoluzione non ha elementi pratici di questo tipo e la proposta francoegiziana di cessate il fuoco rischia ora di infrangersi proprio sul rifiuto egiziano di permettere la presenza di forze straniere lungo la sua frontiera con Gaza a svolgere l’ingrato compito di monitoraggio del confine e dei tunnel che lo attraversano con i loro carichi di armi e contrabbando.


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Analysis: Tehran has its own agenda in Gaza , by Emanuele Ottolenghi


Beyond the immediate objective of restoring calm to Israel’s south, there are four additional reasons for Israel’s operation.




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La mano dell’Iran È appena iniziata la vera partita, by Emanuele Ottolenghi


Israele ha deciso di agire. La situazione nel sud del paese era diventata insopportabile e le giornaliere provocazioni di Hamas avevano reso inevitabile un intervento armato a Gaza.


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Sulla via di Damasco non si salva il Libano ne' si ferma l'Iran?, by Emanuele Ottolenghi


Quattro giorni fa Hisham el Badni, assistente personale di Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas con base a Damasco, è stato fatto scendere dalla sua auto e freddato a colpi d’arma da fuoco in una strada della città di Homs, a nord della capitale siriana. E’ l’ultimo episodio di una serie oscura che ha visto anche l’assassinio a Damasco del comandante militare di Hezbollah, lo scorso febbraio...


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La resa di Olmert a Hezbollah, by Emanuele Ottolenghi


Il governo israeliano ha approvato un accordo per riportare a casa i due soldati israeliani rapiti da Hezbollah il 12 luglio di due anni fa. È un accordo costoso: Israele dovrá liberare un assassino – il libanese Sami al Kuntar – colpevole di aver massacrato una bambina di quattro anni fracassandole la testa a colpi di pietre e calcio del fucile dopo averne ammazzato il padre sotto gli occhi della bimba terrorizzata e due soldati...


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Una vittoria a Bruxelles, una sconfitta a Gaza, by Emanuele Ottolenghi


Nello spazio di tre giorni, Israele ha firmato un accordo preliminare per migliorare l’associazione con l’Unione Europea, e accettato i termini della tregua a Gaza, grazie alla mediazione dell’Egitto tra Israele e Hamas. Sarebbe facile interpretare l’uno (la tregua) come il risultato della debolezza israeliana e l’altro come il risultato del desiderio dell’Europa di imporre a Israele un proprio ruolo all’interno del contesto mediorientale in cambio di migliorati rapporti commerciali...


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L'ambiguita' d'Israele rafforza Hamas, by Emanuele Ottolenghi


Mercoledì scorso, due civili israeliani sono stati assassinati da un commando armato palestinese al terminale di Nahal Oz, dove passa tutto il combustibile da Israele per la Striscia di Gaza. Israele come sempre ha risposto con operazioni militari misurate, che non risolvono nulla nel lungo periodo. L’attacco contro due civili israeliani impegnati nella consegna di aiuti per i palestinesi da parte di terroristi palestinesi mette in luce l’assurdità della situazione in cui Israele si trova: dover rifornire di cibo, medicinali, elettricità e combustibile un territorio governato da un’organizzazione terroristica che d’Israele vuole la distruzione, promuovendola attivamente a dispetto delle ristrettezze economiche sofferte dalla popolazione civile...


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A Sderot la vita e' una roulette russa, by Emanuele Ottolenghi


L’elicottero si libra in volo poco dopo le nove e mezza. Con altri colleghi italiani, siamo diretti a Sderot, ospiti dell’organizzazione Israel Project, per meglio comprendere dall’alto le sfide alla sicurezza d’Israele. È una giornata tersa e dopo pochi minuti stiamo già sorvolando la zona centrale d’Israele. Prima del 1967...


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Il rebus di Olmert: come e quando disinnescare Gaza, by Emanuele Ottolenghi


Il giorno dopo l’attacco terroristico al seminario rabbinico Mercaz Harav a Gerusalemme, Israele appare debole. Nella stessa giornata, un missile ha centrato una casa a Sderot, ferendo alcuni civili e una pattuglia israeliana è stata colpita
da una cellula della Jihad Islamica – un morto e tre feriti il bilancio. Sembra che lo stato ebraico sia di nuovo vulnerabile e le sue azioni militari e le sue misure antiterrorismo non siano sufficienti. Certo, sui tre incidenti si dirà ancora molto – come ha potuto un terrorista armato di kalashnikov penetrare i controlli di sicurezza dell’istituto? Come mai non esistevano avvertimenti e informazioni precise sull’attacco? Ma queste sono questioni di secondo piano rispetto all’orizzonte strategico che l’emozione scatenata dal tragico attentato rischia di offuscare...


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Cosa significa rispondere a 4,000 missili?, by Emanuele Ottolenghi


Come da copione, lo scorso novembre 49 nazioni e insigni dignitari si sono radunati ad Annapolis attorno al presidente americano George W. Bush, al primo ministro israeliano Ehud Olmert e al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, per rilanciare il negoziato israelo-palestinese. Come da copione, gl’intenti erano e rimangono nobili: pace entro la fine del 2008. Buoni propositi naufragati, era prevedibile, nell’escalation in corso a Gaza. La diplomazia occidentale oggi si trova di fronte non al collasso dei negoziati - essi proseguono tra Olmert e Abbas nonostante gli alti e bassi del barometro mediorientale - ma al fatto che chi vuole la pace non può farla e chi può farla non la vuole. La verità è che chi comanda a Gaza - Hamas - agisce da legittimo sovrano su un territorio che Israele ha abbandonato come richiesto dalla comunità internazionale. Hamas ha scatenato una guerra contro Israele il giorno dopo l’avvenuto ritiro nell’estate del 2005 e due anni e mezzo e 4mila missili dopo la lotta continua...


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Exodus, fuga di massa da Gaza all'Egitto, by Emanuele Ottolenghi



Gli spagnoli dicono: A rio revuelto, ganancia de pescadores (fiume in piena, pescatori felici). E a guardare la massa umana che ieri si riversava in Egitto da Gaza veniva da pensare a quel proverbio. In tale caos di sicuro qualcuno approffitterà per far entrare nella Striscia ogni genere di materiale. Che non contribuirà ad affievolire le sofferenze dei civili, ma ad aumentare il potenziale offensivo di Hamas nella sua guerra contro Israele, visto che la leadership di Gaza sta già sfruttando la massa dei civili che ritornano con cibo, medicinali e combustibile, per introdurre altri tipi di rifornimenti...


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Perchè Fassino e D'Alema sbagliano su Hamas, by Emanuele Ottolenghi



Non conosciamo i sistemi educativi prediletti per la disciplina dei figli dall’On. Piero Fassino e dai dieci ministri degli esteri mediterranei – Massimo D’Alema incluso – firmatari di una recente lettera che propugna il dialogo con Hamas. Nemmeno sappiamo se essi considerino il sistema penale come uno strumento punitivo, oltre che correttivo, dei comportamenti antisociali. Ma si può supporre che l’On. Fassino non ritenga che più discolo e delinquente sia un fanciullo, più si meriti doni e attenzioni da parte dei genitori. O che almeno apprezzi il fatto che la riduzione della pena per buona condotta non si da preventivamente all’assassino, ma è frutto di anni di comportamento che attestano, nei fatti, a un cambiamento. Nelle nostre società non rimettiamo i criminali in circolazione sperando che si comportino meglio, senza aver fatto loro prima dimostrare un serio ripensamento dei loro crimini attraverso un percorso lungo e doloroso, che comporta pena, sanzione, perdita di libertà e concreta, tangibile dimostrazione di ravvedimento.



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Waiting for the Palestinians, by Emanuele Ottolenghi


Is Hamas showing some statesmanship? According to recent reports, its security forces have arrested a member of the terrorist organization thought to be holding captive the BBC reporter Alan Johnston. If Hamas manages to impose order on the lawlessness that has engulfed Gaza for years, the international community will have little option but to acknowledge its rule. Acknowledging this fact would not necessarily be synonymous with recognizing Hamas (or opening diplomatic relations with it). But it bears noting that while Hamas is trying to restore order in Gaza—its own brand of brutal Islamist order, of course—the Palestinian government the West has chosen to recognize and support looks more and more inept. Fatah is dependent for its survival on Israel’s continued presence (to say nothing of future Israeli military mop-up operations in Gaza to vanquish the party’s bitter rivals)...


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Europe must focus on the West Bank, by Dana Moss


Roughly two weeks ago, Hamas launched what Egyptian President Hosni Mubarak called a ‘coup' against the Mahmoud Abbas-led Fatah movement. After a series of clashes that killed over 100 Palestinians and a rapid collapse of Fatah's forces, Hamas installed itself as Gaza's de-facto rulers. With Abbas alleging that Hamas leaders have planned his assassination, and Hamas referring to Fatah members as "collaborators" and "kuffars" (infidels), the Unity Government, at least for the moment, appears to be a thing of the past. An effective divide between what has been nicknamed "Hamastan" and the West Bank has taken place – and the current prospects for Palestine look dim...


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