![]() |
ArticlesPerche' Teheran e' ancora una minaccia, by Emanuele Ottolenghil documento degli 007 americani ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti, eppure dimostra che il programma c’è
La pubblicazione della National Intelligence Estimate, il 3 dicembre scorso, ha per il momento escluso una terza risoluzione Onu contro Tehran. La frase d’apertura del documento compilato dalle sedici agenzie d’intelligence americane sullo stato del programma nucleare iraniano è stata intepretata come la prova che l’Iran ha abbandonato le sue ambizioni nucleari e che perciò la logica delle sanzioni sarebbe venuta meno. La realtà descritta dalla Nie invece è l’opposto, e semmai il documento dimostra il contrario: l’Iran rimane una minaccia e le sue invariate ambizioni nucleari sono strumentali all’aumento del suo potere regionale. Il documento degli 007 americani indebolisce anche la politica del dialogo e della diplomazia con l’Iran: di Tehran e del suo regime non è possibile fidarsi e l’unico strumento efficace per ottenere i risultati desiderati - cioè un ridimensionamento drastico del potere iraniano che sta dietro ai tentativi di destabilizzare la regione - è di aumentare la pressione sulla repubblica islamica. Full text Libano: tutti gli errori della comunita' internazionale, by Emanuele OttolenghiCon lo scadere della mezzanotte, si è concluso, venerdì sera, il mandato del presidente libanese Emile Lahoud. Il Libano dunque da tre giorni non ha un presidente. Il vuoto di potere era giustamente temuto, a causa del tragico passato del paese, per il rischio che emergessero da questo vuoto due governi concorrenti: da un lato il governo del Premier Fouad Siniora, che secondo la costituzione (art. 62) assume i poteri presidenziali ad interim, in attesa che il parlamento deliberi; dall’altro un possibile governo scelto dall’opposizione filosiriana, che il governo Siniora non ritiene costituzionale da quando si dimisero i ministri sciiti. La mossa di Lahoud, di prendere atto dell’esistenza di un non ben definito stato d’emergenza mirava certamente a trasferire il potere al capo di stato maggiore, Michel Suleiman. In realtà, questo scenario non si è verificato: Suleiman, che spera ancora di essere eletto presidente, si è ben guardato dall’inimicarsi la maggioranza antisiriana, confermando l’intenzione dell’esercito d’attenersi scrupolosamente alla costituzione, promettendo di sostenere il governo Siniora, e indicando che l’esercito si sarebbe mosso rapidamente a sopprimere ogni moto settario teso a far sprofondare il Libano in una spirale di violenza fratricida... Full text Iran, L'Europa paghi il prezzo delle sanzioni, by Emanuele OttolenghiL'8 Novembre, la compagnia tedesca Siemens ha annunciato che non intraprenderà alcuna nuova operazione commerciale e finanziaria in Iran. Questo segue la chiusura degli uffici di Teheran delle tre grandi banche tedesche Deutsche, Dresdner e Kommerz Bank... Full text Le sanzioni all'Iran cosi' non servono. Mancano i controlli, by Emanuele OttolenghiNon sorprendono le recenti rivelazioni, riportate pochi giorni fa sull’Opinione da Aldo Torchiaro, secondo cui i patiboli che il regime iraniano alacremente usa per giustiziare ogni anno centinaia di suoi cittadini sono “made in Italy”. Torchiaro riportava di recente quanto documentato da Nessuno Tocchi Caino, l’Ong che combatte la pena di morte nel mondo, attraverso l’analisi di immagini fotografiche che mostrano le forche iraniane in azione, dove gru italiane sono montate su camion italiani e le impalcature utilizzate per esporre il condannato al pubblico ludibrio prima dell’esecuzione si reggono su tubi di metallo prodotti in Italia... Full text Putin’s dangerous nuclear game, by Daniel RackowskiVladimir Putin’s visit to Tehran raised many eyebrows. Above all, the Russian president’s assurance of continued co-operation with Full text Iran: the looming threat, by Emanuele OttolenghiUntil recently, the possibility of a military attack on Iran would send shivers down the spines of many a European – regardless of whether this attack might be launched by Israel, the United States, or NATO. Solving the current standoff between the international community and Iran over its nuclear program through military strikes is considered by most to be sheer folly. Every reference to the possibility that the United States might be considering a military strike is met with scorn and hysteria in Europe – evidence of further American militarism – and is often compared to this administration’s adventurism in Iraq. Europe has chosen a different path with Iran – one of diplomacy and dialogue and in many instances it has explicitly ruled out the possibility that force might have to be used. Former British Foreign Secretary, Jack Straw, said for example in April 2006 that ‘The reason why we’re opposed to military action is because it’s an infinitely worse option [than diplomacy] and there’s no justification for it.’ He was not alone in expressing a complete rejection of any military option in the bluntest possible language.... Full text Gli Ayatollah fanno i duri, Prodi fa l'Iraniano, by Emanuele OttolenghiLe dimissioni di Ali Larijani sono state un fulmine a ciel sereno. A partire dal capo della diplomazia europea, Javier Solana, ieri a Roma per un vertice con la controparte iraniana, tutti si chiedono cosa significa quest'avvicenda mento e chi sia il successore di Larijani, il sottosegretario agli affari esteri Said Jalili. Larijani era gradito in Europa perchè ritenuto un pragmatico, con cui un accordo appariva possibile. Jalili per contro ha un profilo diverso, meno promettente... Full text Colto, elegante e studioso di Kant. Pero' Larijani e' come Ahmadinejad, by Emanuele OttolenghiLe inattese dimissioni di Ali Larijani, il negoziatore iraniano sul programma nucleare di Teheran, hanno sorpreso molti in Occidente: al previsto appuntamento romano con il capo della diplomazia europea, Javier Solana, Larijani è arrivato con il suo successore, il quasi sconosciuto sottosegretario agli Affari esteri Said Jalili, per il passaggio del testimone. Il cambio della guardia è stato interpretato come un’indicazione della crescente influenza dei falchi a Teheran. Per contro, Larijani era benvoluto nei circoli diplomatici dell’Unione europea. Full text Un Mediatore vale l'altro. L'Iran non cambia idea, by Emanuele OttolenghiLE INATTESE dimissioni di Ali Larijani, il negoziatore iraniano sul programma nucleare di Teheran, hanno sorpreso molti in Occidente: oggi, al previsto appuntamento romano con il capo della diplomazia europea, Javier Solana, Larijani verrà con il suo successore, il quasi sconosciuto sottosegretario agli affari esteri Said Jalili, per il passaggio del testimone...LE INATTESE dimissioni di Ali Larijani, il negoziatore iraniano sul programma nucleare di Teheran, hanno sorpreso molti in Occidente: oggi, al previsto appuntamento romano con il capo della diplomazia europea, Javier Solana, Larijani verrà con il suo successore, il quasi sconosciuto sottosegretario agli affari esteri Said Jalili, per il passaggio del testimone... Full text Putin si coccola Teheran - Accordi su petrolio e difesa, by Emanuele OttolenghiLa visita di Vladimir Putin a Teheran avviene in un momento particolarmente difficile delle relazioni tra l'Occidente e Mosca. Da mesi queste relazioni vanno deteriorandosi e uno dei punti più controversi nel contenzioso è proprio l'Iran. Da un lato la Russia ha giocato un ruolo positivo... Full text Stop alle forniture - meno scambi, by Emanuele OttolenghiIl consueto appuntamento mensile dei ministri degli Esteri europei si è concluso a Lussemburgo senza dare alcuna soddisfazione al tentativo del ministro francese, Bernard Kouchner, di convincere gli altri stati membri di adottare nuove sanzioni economiche contro l'Iran. L'urgenza francese non è condivisa dal resto dell'Europa, soprattutto per le obiezioni di Germania, Italia e Austria, che preferiscono dar credito all'iniziativa dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, e dare tempo all'Iran fino a fine novembre. Politicamente, l'opposizione della Cina e della Russia all'allargamento delle sanzioni lascia poco spazio a un'ulteriore risoluzione Onu, almeno per il momento. Se ne riparlerà al prossimo summit del 19 novembre. Nel frattempo però una considerazione è d'obbligo... Full text La Siria non molla la presa sul Libano, by Emanuele OttolenghiPochi giorni dopo il misterioso attacco israeliano sui cieli della Siria, Antoine Ghanem, il deputato libanese del blocco antisiriano ‘14 Marzo’ è stato assassinato a Beirut. Ghanem é stato ucciso da un’autobomba due giorni dopo essere rientrato in Libano da un lungo soggiorno all’estero, dove come molti altri parlamentari antisiriani si trovava per sfuggire a possibili attentati. Era rientrato per partecipare alle elezioni presidenziali, previste a partire dal 23 settembre. Il fatto che sia stato ucciso a poche ore dal rientro la dice lunga sulla sicurezza dei politici in Libano e sul livello di penetrazione dei servizi di sicurezza che dovrebbero proteggerli. L’assassinio fa parte di una chiara strategia di eliminazione e intimidazione dell’attuale maggioranza antisiriana, in nome di una cruda aritmetica: a furia di uccidere deputati e ministri (8 in 3 anni) la maggioranza perderà prima o poi il quorum per eleggere un presidente inviso a Damasco e a Hezbollah. Alcuni li si ammazza - Ghanem, 64 anni e membro della Falange non era un politico di primo piano - e altri li si spaventa... Full text The Left among us likes victimhood, by Emanuele OttolenghiIn an essay published in the Jewish magazine Tikkun last January, Bertell Ollman, one of the world’s best-known Marxist theorists, recounted how, on his way into the operating room, he realised that if he did not survive his surgery, he would die a Jew. The prospect was so unsettling that, once healed, he wrote his Letter of resignation from the Jewish people. The reasons were Zionism, Israel, and the support its policies enjoy from other Jews. Ollman might yet reconsider, but for that to happen, Jews would have to embrace his own version of Jewish identity... Full text Sanzioni piu' dure per piegare Tehran, by Emanuele OttolenghiQUELLO che ha maggiormente scandalizzato i leader europei delle recenti dichiarazioni del ministro francese Bernard Kouchner non è il fatto che Kouchner ha aumentato il volume della retorica contro l'Iran. Dopotutto, da giorni si parla di un pacchetto di sanzioni europee contro Teheran se la maratona diplomatica dell'assemblea generale dell'Onu in procinto di cominciare lunedì non produrrà una terza risoluzione delle Nazioni Unite con misure più robuste contro il regime iraniano.... Full text Bush ha fretta con Teheran - Attacco in Primavera, by Emanuele OttolenghiIl Ministro degli esteri Massimo D'Alema non ha apprezzato i commenti della sua controparte francese, Bernard Kouchner, sulla minaccia nucleare iraniana. D'Alema non è il solo. Anche a Parigi ci sono stati mugugni. Essi non derivano dalla sostanza dei commenti di Kouchner. Il ministro in fondo non ha minacciato la guerra, solo sottolineato che bisogna prepararsi anche al peggio se la diplomazia, da lui caldeggiata, non funzionasse. La preoccupazione deriva invece dal timore che Kouchner, evocando la guerra, abbia distolto l'attenzione della comunità internazionale dalla vera svolta in corso nelle cancellerie europee: un nuovo regime di sanzioni al di fuori dell'Onu, se i negoziati per una terza risoluzione contro l'Iran dovessero trascinarsi ancora a lungo, come molti prevedono. Questa strategia nasce dalla mancanza di consenso tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul nuovo round di sanzioni, ma soprattutto dell'ostruzionismo del direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), Mohammed El-Baradei. È stato l'accordo negoziato da El Baradei con l'Iran a ritardare ad infinitum la terza risoluzione e a dare tempo all'Iran per risolvere i problemi tecnici che il suo programma avrebbe incontrato. Full text Dovevamo essere tutti americani, by Emanuele OttolenghiNel suo messaggio video di qualche giorno fa, Osama Bin Laden ha lodato i 19 attentatori dell’11 settembre, definendoli Mujaheddin, e rivendicando ancora una volta la paternità dell’attentato di cui oggi ricorre il sesto anniversario. La matrice jihadista dell’11 settembre, il ruolo di Bin Laden e di al-Qaida nell’accaduto, insieme alla matrice jihadista di tanti altri tragici attentati – Madrid nel 2004, Londra nel 2005 e molti altri attacchi sventati negli ultimi anni, mesi e giorni – sono ampiamente dimostrate da documenti, dichiarazioni e rivendicazioni. Nonostante tutto questo, a sei anni dall’anniversario dell’11 settembre, sta fiorendo una letteratura e un attivismo politico tesi a negare non l’evento in sé e per sé – difficile negare che l’11 settembre sia accaduto – quanto piuttosto le circostanze che lo circondano. Full text Kermesse di odio antisionista, by Emanuele OttolenghiIl Parlamento europeo ha ospitato, il 30 e 31 agosto, una conferenza del Comitato delle Nazioni Unite per l'Esercizio dei Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese (CEIRPP). Secondo fonti del Parlamento, non c'è stata né sponsorizzazione né copertura dei costi, e il futuristico palazzo brussellese ha solo offerto una sala conferenze per la due giorni filo palestinese. Ma il Parlamento non è un centro convegni; in passato, ha bocciato simili iniziative per la loro natura altamente partigiana - per esempio declinò di ospitare un convegno sul genocidio armeno per non compromettere i suoi rapporti con la Turchia... Full text Springtime in the Desert, by Dana MossSpringtime in the Desert
24 August 2007
The relative of a head of state recently declared: "We have to open the door for women." Without utilising their skills, she said, the country would never witness an economic boom. Such an announcement would be unremarkable - except the woman making the statement was Princess Adelah bint Abdullah bint Abdul Aziz, daughter of King Abdullah, Saudi Arabia's ruler. Indeed, in the desert kingdom, where women are second class citizens who cannot vote, drive or own real estate, change is slowly coming for the female half of the population. Full text A Tipping Point in Saudi Arabia, by Dana Moss When Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud was crown prince of Saudi Arabia, one of his most infamous decisions was banning the use of camera phones in 2004 – a demand from the country's Wahhabi clergy who claimed the devices were "spreading obscenity." But the decision was quickly reversed when King Abdullah faced pressure from his government ministers and, allegedly, from a cadre of foreign businessmen who threatened to pull their companies from Saudi Arabia. "Abdullah was presented with a choice between the Wahhabis and good business," says one Riyadh-based businessman. "His decision [for the latter] was clear."...
Full text 'Vice Squad' losing its grip, by Dana MossIt was business as usual for Saudi Arabia's religious police one night in June this year when a dozen of them stormed into the house of 28-year-old hotel security guard Salman al-Huraisi, arrested 10 members of his family, and ransacked his property in search of banned alcohol. Full text Soldi, Spie, Scuole: l'Italia puo' fermare l'Iran, by Emanuele OttolenghiLa recente esternazione iraniana, secondo cui il Bahrain sarebbe una provincia iraniana (simile a quanto disse Saddam Hussein del Kuwait nel 1990 prima di invaderlo) ci dà la misura del pericolo che Teheran rappresenta per la stabilità della regione da cui traiamo gran parte del nostro fabbisogno energetico. Quello degli Ayatollah è anche uno dei regimi più repressivi e brutali del mondo: è secondo solo alla Cina per il numero di esecuzioni annuali e il primo per quelle di minori. Inoltre, secondo l'organizzazione Giornalisti Senza Frontiere, l'Iran è il 163° di 168 Paesi in tema di rispetto della libertà di stampa. La combinazione di ambizioni nucleari e violazione dei diritti umani fa dell'Iran una minaccia strategica per l'intero Medioriente, un pericolo per gli interessi vitali dell'Occidente e un'offesa ai valori universali in cui noi europei ci riconosciamo. Cosa si può fare per contrastare l'ascesa di questo regime e per costringerlo a rispettare i diritti umani della propria gente?.. Full text Il doppio gioco dell'Italia coi boia di Teheran, by Emanuele OttolenghiLa recente ondata di esecuzioni pubbliche in Iran ha sollevato immediate proteste in Europa, compresa una dura condanna espressa venerdì scorso dalla presidenza portoghese. Non solo: l’aumento di esecuzioni ha provocato un piccolo battibecco diplomatico tra Farnesina e la repubblica islamica: attenendosi alla linea comune adottata dall’Unione Europea, l’Italia ha comunicato le proprie riserve e l’ambasciata iraniana ha protestato l’inammissibile ingerenza in affari interni. Le proteste sono naturalmente benvenute, ma tardive e modeste. Se i diritti umani in Iran stanno veramente a cuore all’Europa, i mezzi non mancano per dar peso politico alle condanne. Full text The EU and Egyptian Democracy, by Dana MossOn June 20, 2006, Mohammed Sharkawi and Karim Al Shaer were finally released from prison. They had been beaten up and incarcerated after peacefully protesting in support of judges who had contested the fairness of Egypt's 2005 parliamentary elections. The two are members of Kifaya, an Egyptian opposition party championing political reform. Such events, as well as the country's recent constitutional amendments, are testament to the continuous democratic backsliding taking place in Egypt. Meanwhile, Brussels-Cairo relations recently reached their apex with the signing of the EU-Egypt Action Plan, a document covering economic cooperation and political dialogue... Full text In Libano l'UNIFIL cerca accordi con Hezbollah, by Emanuele OttolenghiL’esercito libanese sta finalmente completando la sua operazione di pulizia nel campo rifugiati di Nahr el Bared, che dopo più di due mesi ha un bilancio di centinaia di morti accertati e molti altri che non verranno probabilmente mai documentati. La situazione nel nord del paese, insieme ai molteplici altri obblighi dell’esercito e all’esistenza di altri centri di potenziale crisi, è indice di un possibile generale deterioramento della sicurezza e stabilità interna del Libano, cosa che potrebbe compromettere irrimediabilmente la missione UNIFIL guidata attualmente dal contingente italiano, come è stato messo in luce dal recente rapporto del segretario generale dell’ONU al Consiglio di Sicurezza, che ha confermato, con doviziosa documentazione, la situazione precaria della sicurezza del paese. .. Full text Arab freedom can be delayed, not denied, by Emanuele OttolenghiFreedom's foray into the Middle East has gone amiss. Lebanon's fledgling democracy is under sustained assault, its fragile future hanging in the balance. In Palestine, elections briefly gave power to Islamists, before they dragged their society into the brutal abyss of civil war. And as for Iraq, its nascent democracy has already drowned in the blood of its own people... Full text showing from 1 to 25 of 64 documents | next |
|



.gif)

